Tartufo: la storia del cibo più raro e costoso del mondo

Globoso, liscio o ruvido,bianco o nero. Il tartufo rientra nella classifica dei cibi più costosi al mondo, infatti è un alimento molto raro e impossibile da coltivare!

Si tratta di un fungo ipogeo che vive nelle vicinanze di una pianta. Si riproduce come i fiori: al posto delle api  che portano il polline di fiore in fiore, ci pensano i cinghiali o i tassi a “cospargere” nell’ambiente le spore del tartufo, attratti dal loro aroma. Aroma che faticherai a descrivere (per intenderci, come il verso del coccodrillo) dato che non è associabile ad alcun sapore. Dovrai accontentarti nel dire che è inconfondibile e persistente 😉 Proprio per questo, non lasciarti ingannare dall’utilizzo: basta una piccola quantità per aromatizzare i tuoi piatti.

Alba – Basso Piemonte

Il Piemonte è la regione italiana che più di altre conserva il fascino e la ricchezza di questo fungo. Oltre a custodire il pregiatissimo Bianco d’Alba, il Tuber magnatum, ospita alcune specie minori tra Monferrato e Roero, come il Tartufo Nero Pregiato e l’Uncinato.

Le prime testimonianze storiche scritte risalgono al 1600-1700 a.C., ai tempi dei Sumeri e del patriarca Giacobbe. Dopo essere stato inserito in sei ricette nel VII libro dell’opera “De Re Coquinaria” di Apicio, nel I secolo d.C., gli studi sul tartufo si moltiplicarono e il rinascimento vide l’affermazione di quello pregiato: il nero in Francia e il bianco in Italia. In ben che non si dica, nel ‘700 il prestigio del tartufo piemontese era riconosciuto presso tutte le corti europee!

È evidente che (il tartufo) ha origini antichissime, ma solo a partire dal settecento che si effettuano i primi studi scientifici. Più precisamente, nel 1788 nasce il nome latino Tuber Magnatum: ad inventarlo è stato un medico torinese Dott. Vittorio Pico, che definì il tartufo bianco come il “tartufo dei magnati”. I Savoia, amanti sfegatati del tartufo, lo inviavano come “dono diplomatico” a tutte le altre corti europee ed invitavano amici alle loro battute di ricerca (del tartufo) nelle colline torinesi. Oggi diremmo che sono stati degli influencer d’epoca, perché molti altri nobili presero spunto da loro, lanciando una vera e propria moda! Da allora, si diede il via al mito del tartufo bianco.

Gli estimatori di questo fungo pregiato sono tanti: lo stesso Rossini lo definì il “Mozart dei funghi”! E se oggi la sua popolarità è sotto gli occhi di tutti, grandissimo merito va al ristoratore albese Giacomo Morra che nel 1929 espose i migliori tartufi bianchi raccolti all’interno della Fiera d’Alba e regalò l’esemplare più grande a Rita Hayworth (esatto, proprio lei! La Rossa e bella attrice di Hollywood), tradizione perpetrata negli anni a seguire. Ci volle la testata del Times di Londra a definirlo “Il Re dei tartufi”, solo 4 anni dopo. Quando si dice “Meglio tardi che mai”… 😉

Come detto, è difficile coltivare questo frutto ipogeo e facilmente si deteriora, motivo per cui lo puoi gustare in prodotti enogastronomici (già pronti), per far sì che il suo aroma possa essere apprezzato più a lungo.

Chi vuole delle tagliatelle con il Tartufo?

Finalmente un ingrediente/alimento a cui non serve stare ore ed ore davanti ai fornelli, ma basta assaggiarlo in diverse e uniche sfaccettature: dal tartufo bianco e nero disidratati di TartufLanghe, nei quali riveste il ruolo di protagonista; alle salse aromatizzate come il ragù tartufato di Antica Dispensa o la pasta “Tartufissima” di TartufLanghe.

Non dimenticare di provarlo con la nostra pasta di Allemandi: goduria assicurata!

– Alla prossima, With love!
Alessio