Perchè le Langhe sono state la musa di Cesare Pavese?

La sensazione che ho provato la prima volta che ho letto un romanzo di Cesare Pavese, nello specifico Paesi tuoi, è stata di fatica ma non solo perché era una lettura scolastica e forse al liceo non era propriamente il mio genere preferito… La sensazione di essere catapultata in un mondo campagnolo duro che non lascia spazio ad alcun tipo di sentimento profondo. D’accordo, forse dicendo così non ti sto esattamente invogliando a correre a leggere un suo libro, però ti posso assicurare che proprio questa impressione che si prova al primo impatto è la stessa che ti tiene poi attaccato alle sue pagine. Lo conferma anche la me diciassettenne che poi ha deciso di studiare letteratura.

Si può dire che sia la campagna ad essere la protagonista dei romanzi di questo autore piemontese, in modo particolare le Langhe (ti dico già ora che il buon Cesare è fan delle Langhe come tutti noi) che per Pavese rappresentano l’infanzia e quel mondo primitivo in cui sente la necessità di immergersi e ritornare, in quanto luoghi sinceri in cui regna l’istinto. Tutto ciò traspare perfettamente dal suo ultimo romanzo, La luna e i falò.

Chi non si innamorerebbe dei tramonti sulle colline piemontesi come successe a Cesare Pavese?

Queste terre del Basso Piemonte hanno infatti dato i natali allo scrittore. Pavese nacque nel 1908 a Santo Stefano Belbo, un paesino in provincia di Cuneo, presso il cascinale di San Sebastiano, dove la famiglia era solita trascorrere le estati. Ancora bambino si trasferì a Torino dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1950; ma il cuore l’aveva lasciato nelle Langhe. D’altra parte chiunque metta piede nei paesaggi delle Langhe se ne innamora immediatamente… le colline, le vigne, i profumi, i colori,  insomma, come biasimarti Cesare!

Per Pavese tutti questi bellissimi ricordi dei luoghi che l’avevano circondato da bambino diventano dei “miti”, ovvero luoghi che assumono un valore assoluto che li trasporta fuori dal tempo e li consacra come delle rivelazioni. Certo, se posso permettermi, anche assaporare un bicchiere di vino in mezzo alle colline piemontesi è un evento sacro.

Il nostro Cesare si laureò in letteratura inglese, iniziò a lavorare come traduttore per diversi editori e a collaborare con la nuova casa editrice Einaudi. Oltre a lui vi lavoravano anche Leone Ginzburg e altri intellettuali legati al movimento antifascista “Giustizia e Libertà”. A causa dei rapporti con questo gruppo Pavese venne arrestato nel 1935 e mandato al confino a Brancaleone Calabro. Quando rientrò a Torino pubblicò il suo libro di poesie Lavorare stanca

Indubbiamente si sa che Cesare Pavese è stato uno dei più grandi autori italiani del Novecento (i piemontesi non deludono mai in ogni campo) e dalla sua produzione uscirono capolavori come Dialoghi con Leucò e La bella estate. Quest’ultima è una raccolta di tre romanzi brevi e con questa il nostro autore si aggiudicò persino il Premio Strega! Purtroppo nemmeno questo successo riuscì a sollevare la tormentata vita dello scrittore, ormai precipitata nell’abisso della depressione che lo porterà al suicidio, anche a causa della delusione amorosa provocatagli da Constance Dowling (attrice nel film Riso amaro).

Cesare Pavese alla cerimonia del Premio Strega nel1950

Pavese, come se non bastasse, era anche un ottimo traduttore di scrittori inglesi e americani, giusto per citare dei nomi, Defoe, Melville, Joyce, Faulkne, e con Elio Vittorini realizzò l’antologia Americana. Infatti, il secondo amore di Cesare (il primo sono le Langhe, mi raccomando) era l’America e la sua letteratura! Langhe mischiate all’America? Per Pavese un sogno… ma forse meglio lasciarle separate. 

Come dicevo, Pavese viveva a Torino ma aveva sempre quest’animo campagnolo inside. Me lo immagino mentre stila una lista di pro e contro per campagna e per città (un po’ come quando si è indecisi se andare in vacanza al mare o in montagna). Cesare, anche qua ti capiamo, d’altronde in Piemonte sia le città che le campagne sono magnifiche! In ogni caso, da questa comparazione campagna-città nasce la raccolta Feria d’agosto, composta da brevi racconti e testi descrittivi. Campagna o città… questo è il dilemma! E Cesare, ti assicuro che se avessi fatto anche una comparazione tra piatti tipici torinesi e prodotti delle Langhe, entrambi spettacolari, non avresti trovato un vincitore esclusivo. Inoltre, perché dover scegliere per forza tra il gusto vellutato di un vino come il Barbaresco Montersino di San Biagio e l’intenso sapore del Salame al tartufo di Mainelli quando si possono gustare entrambi? 

A questo punto ti consiglio di andare nella tua biblioteca di fiducia e recuperare un romanzo di Pavese, anzi, magari se controlli nella tua libreria di casa scopri di avere già un suo libro! E se hai un animo più poetico ti consiglio di iniziare leggendo una sua poesia, Tu, vento di marzo

– Alla prossima, With love!
Elena