Tutto quello che non sai sul Natale Piemontese

Se a Bari possono vantare di avere il predecessore di Babbo Natale (si chiamava San Nicola, origini turche ma molto devoto in Calabria), anche qui in Piemonte, tra le colline delle Langhe e le vette del monte Rosa, non possono mancare racconti popolari davvero intriganti.

Sapete chi è Gelindo? È un pastore piemontese protagonista delle rappresentazioni teatrali popolari natalizie in lingua piemontese. Pastore di professione, burbero nel carattere ma dall’animo buono. Infatti, per rispondere al censimento dell’imperatore lascia la sua casa in Monferrato. Non si sa bene come (ma d’altronde nelle favole tutto è concesso) arriva fino a Betlemme e lì è destinato a incontrare Giuseppe e Maria, li aiuterà a trovare un posto dove alloggiare, e sarà così lui il primo a visitare il Bambino Gesù. L’origine della “Favola del pastore Gelindo” è da ricercarsi nel Monferrato del XVII secolo e in seguito alla sua diffusione questo personaggio è entrato anche nei modi di dire e nei proverbi piemontesi, come il detto “Gelindo ritorna” riferito a chi tenta di fare qualcosa ma ogni volta torna sui suoi passi senza arrivare a una conclusione perché quando Gelindo doveva partire inizialmente torna sempre indietro perché si dimenticava qualcosa a casa o per altri motivi. I piemontesi erano anche soliti dire A ven Gelindo per indicare l’arrivo del Natale.

Una rappresentazione fantasiosa di Gelindo

Non sconvolgerti se i monferresi ti dicono di lasciare la finestra di casa socchiusa, un motivo ci sarà! Un’altra usanza è quella di far riposare nella propria dimora la Sacra Famiglia, esattamente durante la notte della messa di Natale.

Le langhe innevate: uno spettacolo per gli occhi!

In varie zone del Piemonte per accogliere e riscaldare Gesù Bambino veniva messo a bruciare nel camino un ceppo prima della messa di mezzanotte. Se dopo la messa, la fiamma era ancora viva era indice di buon auspicio per l’anno futuro. Questo tema delle predizioni sul futuro è presente in numerose tradizioni del folklore piemontese: per avere auspici nel Vercellese si era soliti tagliare una mela, mentre nel Torinese si versava una chiara d’uovo in un recipiente. A Cuneo, invece, l’uomo più anziano della famiglia doveva accendere una candela il giorno di Natale, se la fiamma si fosse piegata allora significava che il raccolto sarebbe stato abbondante.

Il Natale nelle comunità piemontesi era tradizionalmente preparato a partire dalla novena che veniva celebrata nelle parrocchie sulla base di un antico repertorio di canti e laude sacre. Vi erano canti natalizi come i “nouvet”, rintracciabili in provincia di Torino e di Cuneo. 

Il Castello del Valentino a Torino, per veri romantici!

Non dimentichiamo che a noi italiani piace festeggiare il Natale con le gambe sotto il tavolo e la pancia piena. Noi piemontesi non siamo da meno e ci piace deliziare il nostro palato con cibi tipici. 

Quindi pronti a spadellare Polenta di Beura con il Ragù di Cinghiale, il tutto accompagnato dal nostro ricercato Gorgonzola Dolce. 

Hai già assaggiato il Gorgonzola Dolce con i Camporelli?

Il dolce si sa, non può mancare: panettone mandorlato, al cioccolato, senza glutine. E a chi non piacciono i canditi, basta proporre il Pandoro, c’è la Marica (se non l’hai mai sentita, motivo in più per provarla) o il Panettone al Limone.

Babbo Natale porta i regali, noi vi portiamo tanto buon cibo, direttamente a casa tua, non sotto al camino ma sopra la tua tavola.

Con tutto questo cibo, troppe pentole da lavare? Fa niente, ci pensa la lavastoviglie, a voi il compito (e che compito) di mangiare buon cibo in compagnia!

– Alla prossima, With love!
Elena