Stanco del solito Carnevale? Venite in Piemonte!

Amato dai grandi e, soprattutto, dai piccini, il Carnevale è l’occasione per dar ampio sfogo alla fantasia con colori sgargianti, vestiti sfavillanti e maschere variopinte. Questa festività potrebbe essere l’occasione giusta per sollevare gli animi e svagarci in questo periodo chiusi in casa. Ma aspetta: abbandona l’idea di metterti il costume di Zorro e lanciare dei coriandoli. Perché non c’è solo un Carlavé – Carnevale – in Piemonte: in base a dove ti trovi, potrai vivere un momento unico e diverso da tutti gli altri. Rimarrai esterrefatto dalle moltitudini di passatempi e tradizioni!

Che fare quindi? Immergiamoci in questa avventura caratterizzata da molte risate e colpi di scena! Innanzitutto ti consiglio di preparare uno zaino i cui oggetti saranno davvero variegati: binocolo, arance, cappello a cilindro nero con un mantello, acqua e un panino, (mascherina e disinfettante). Intanto che recuperi tutti questi arnesi, ti spiego il significato del nome “Carnevale”: non tutti sanno che deriva da un’espressione latina “carrum novalis” (carro navale) cioè una specie di carro allegorico, a forma di barca, con cui i romani inauguravano le commemorazioni.

Per seguire questa definizione, la prima tappa sarà proprio Oleggio (Vlesch in dialetto oleggese, Olegg in piemontese,): cittadina dell’Alto Piemonte di 14000 abitanti circa, è conosciuta soprattutto come la “Città del latte”. Ci sarebbe molto altro da dire, ma stavolta noi siamo venuti per vedere i carri allegorici. Munisciti di un binocolo, ne avrai bisogno per vedere questi capolavori fatti di solo ferro e legno quando sei in mezzo ad una folla gremita. Questa parata di carri allegorici è una vera ricorrenza per gli Oleggesi, tradizione diventata molto famosa per la sua numerosa partecipazione! Che lavoro che c’è dietro nel costruirli ma soprattutto per assemblare tutti i pezzi. Ma non c’è tempo da perdere, gambe in spalla e facciamo un salto in quel di Ivrea, in Basso Piemonte.

Tra le varie rievocazioni – quasi tutte in versione virtuale quest’anno – il Carnevale di Ivrea è forse il più storico. Il carnevale dei ricordi rivive tra sfilate, eventi folcloristici e rievocazioni storiche, ed è così sentito da non essersi mai fermato dal dopoguerra a oggi – a parte il 1960, anno in cui scomparve il tanto amato Adriano Olivetti,  andate a leggere l’articolo qui su Piedmont Delights se non sapete chi era! L’evento più noto del Carnaval è però la famosa, famosissima Battaglia delle arance (per questo motivo ti ho detto di armarti diquesto agurmo!): coraggiosi aranceri a piedi, che rappresentano la rivolta del popolo, sfidano i carri del feudatario, le armate del tiranno, a suon di arance: tre giorni, dalla domenica a martedì grasso, dove tutti si danno man bassa e dove le risate non mancano.

Parlando di scontri dal gusto “fruttato”, Borgosesia vanta anch’essa una tradizione a suon di agrumi: la mandarinata, una battaglia che ricalca la tradizione degli illustri eporediesi e che si conclude, anch’essa, con personaggi dagli abiti nelle mille sfumature di arancio.  La cittadina valsesiana, che prende il nome di Magunopoli durante il carnevale e la cui prima sfilata risale al 1854(!) è però custode di una tradizione tutta sua: Il Mercu Scûrot. Quando inizia la Quaresima, al Mercoledì delle Ceneri, e le festività dovrebbero terminare, ebbene qui comincia il bello! E che bello! Tira fuori dallo zaino gli indumenti che ti ho detto, perchè sono tutti vestiti con frac nero, cilindro, mantella e “galla” bianca (un papillon di garza bianca). Il corteo funebre della maschera locale, il Peru, si aggira per le vie del borg consolandosi bevendo del vino. Al collo si porta infatti il cassu, un mestolo di legno con il quale poter bere a più non posso. Ma non è finita qui: alla sera viene letto il testamento del peru, la sua maschera viene bruciata e via a grandiosi fuochi d’artificio.
È però a Torino che dobbiamo recarci per trovare una figura del carnevale legata a tutti noi: Gianduja. Alzi la mano chi non conosce i gianduiotti, squisite prelibatezze cioccolatose del Piemonte. Sono una delizia per il palato, una favola di sapori che si scioglie in bocca e non ha eguali – hai provato i nostri? Per questo motivo ti ho detto di portare un panino, cioccolato e pane sono un ottimo spuntino mentre si scopre la loro storia.

I golosi Gianduiotti di Calcagno 1946

Credo che il mondo non potrebbe andare avanti senza un po’ di cioccolato, e infatti questa golosa chicca nacque dall’esigenza di colmare la crescente richiesta di cioccolato a fine ‘800:  avendone poco a disposizione, per via del blocco imposto da Napoleone, si decise di “colmare” la lacuna sostituendo una parte di cacao con deliziose nocciole delle Langhe, dal gusto deciso e delicato; nell’impasto trovate quindi nocciole, cacao, burro di cacao e zucchero. Il primo cioccolatino a essere impacchettato singolarmente, il gianduiotto fu presentato al pubblico durante il carnevale del 1865 e da allora la sua fama è diventata leggenda.

I nostri amici cioccolatieri di Calcagno 1946

O basta là, avrebbe forse detto il colto  – e piemontese – Umberto Eco di fronte a tanta spavalderia. Ma noi, sotto sotto, siamo fieri di questa nostra unicità, di questo voler unire passione e diletto, sempre mettendo al primo posto il cuore.

– Alla prossima, With love!
Lucia