Termine minimo di conservazione e data di scadenza: la guida che devi assolutamente leggere!

Il formaggio che ho comprato l’altro giorno è scaduto. Devo buttarlo? E il salame?

Il tema della scadenza del cibo è più che mai complesso.

Spesso ci ritroviamo con confezioni o vasetti aperti in frigorifero che non sappiamo come gestire. Possiamo ancora mangiare il loro contenuto o è meglio di no, per preservare la nostra salute?

Per affrontare questo districato tema bisogna innanzitutto distinguere fra termine minimo di conservazione e data di scadenza.

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Che cos’è il ‘termine minimo di conservazione’?

Il termine minimo di conservazione riguarda i prodotti non rapidamente deperibili e viene indicato in etichetta con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dalla data entro cui è consigliato consumare il prodotto in adeguate condizioni di conservazione. Nel caso in cui si decida di consumarlo oltre questo termine non si va incontro a rischi sanitari, quanto piuttosto alla possibilità di consumare un cibo con caratteristiche differenti da quello originale, per esempio con un sapore differente o meno intenso.

Cosa si intende per ‘data di scadenza’?

La data di scadenza, a differenza del TMC, riguarda i prodotti rapidamente deperibili e indica il termine massimo entro cui il prodotto deve essere consumato. La dicitura “da consumarsi entro” viene seguita da mese e giorno per i prodotti conservabili per meno di 3 mesi, mese e anno per quelli conservabili da 3 a 18 mesi, e solo anno per quelli conservabili per un periodo pari o superiore a 18 mesi. In questo caso consumare il prodotto oltre la data indicata in etichetta implica un rischio microbiologico.

Per quali alimenti si applica la data di scadenza e per quali il termine minimo di conservazione?

Se la data di scadenza non è imposta dalla legge se non per alcuni particolari prodotti come le uova e il latte fresco, il termine minimo di conservazione non è obbligatorio per i seguenti alimenti: ortofrutticoli freschi che non siano stati sbucciati o tagliati o che non abbiano subito trattamenti analoghi, semi germinali e prodotti analoghi, vini e bevande ottenute da uva o mosto d’uva, bevande con contenuto alcolico maggiore del 10%, prodotti di panetteria e pasticceria che, per loro natura, vengono normalmente consumati entro le 24 ore successive alla fabbricazione, aceti, sale da cucina, zuccheri allo stato solido, prodotti di confetteria, gomme da masticare e prodotti analoghi.

Come mi devo comportare con i formaggi?

Uno degli eccellenti formaggiai di Palzola

Parlando di formaggi freschi, bisogna consumarli entro la data di scadenza indicata mentre per quelli stagionati non si va incontro ad alcun rischio microbiologico qualora si consumino oltrepassata la scadenza e rimuovendo eventuali parti ricoperte da muffa.

E con i salumi?

Il discorso salumi è invece più complesso. Per i prodotti preconfezionati è obbligatoria l’indicazione del TMC; al contrario, per i prodotti non preconfezionati o generalmente venduti previo frazionamento, come i salami interi o i salumi comprati al banco gastronomia, tale indicazione non costituisce un obbligo. Ci sono alcuni produttori che, per maggiore chiarezza, preferiscono indicare il TMC, il numero di lotto o la data di produzione.

Anche in questo caso, come nei formaggi stagionati, vige la regola del buon senso. Consumare un salume scaduto dopo pochi giorni non rappresenta generalmente un problema, discorso diverso se i giorni fossero molti.

Quindi quando parliamo di date di scadenza ci sono molte idee sbagliate ma se segui la nostra guida qui sopra siamo sicuri che non avrai più problemi, specialmente con i nostri prodotti.

– Alla prossima, With Love
Alessio