L’incredibile storia di quattro nobili vini forgiati da un Supervulcano

Torniamo indietro nel tempo quando fiumi spessi di lava bollente e borbottii magmatici, scendevano srotolandosi da un cratere, capace di eruttare mostruosi fuochi d’artificio, e di lanciare nel buio fontane luminose di lapilli, aprendo nubi gonfie incorniciate da piccoli fulmini che si accendevano qua e là in un cielo di pulviscoli e di strisce luminescenti.

Circa 300 milioni di anni fa, nel cuore delle Alpi occidentali un vulcano esplose, sprigionando un’energia simile a quella che emetterebbero le esplosioni di 250 bombe atomiche.

“Supervulcano fossile della Valsesia” è il nome di questo gigante che tanto tempo fa si era ribellato e che oggi ci mostra le sue parti più profonde, si può addirittura scorgere il suo sistema di alimentazione: un caso unico al mondo.

È però a tutti noto che la lava più bollente alla fine si raffredda e diventa una montagna, e quella montagna diventa terreno. Un terreno riconosciuto dall’UNESCO e su cui oggi affondano le loro radici le viti da cui nascono alcuni dei meravigliosi vini dell’Alto Piemonte, quei vini forgiati dal fuoco e dal Supervulcano. Vini caratterizzati da eleganza, gentilezza e longevità, vini che raggiungono le alte vette di una freschezza che solo i porfidi vulcanici possono conferire a questi nettari, il cui protagonista è il Nebbiolo, qui chiamato Spanna.

Uno di questi vini vulcanici è il Boca DOC, rinomato sin dall’antichità. Le cronache ci tramandano un curioso aneddoto legato proprio a questo vino, tanto buono da essere considerato il “vino dei Papi”. Risale al 1900 la visita del Patriarca di Venezia, il Cardinale Giuseppe Sarto, accompagnato dal Vescovo di Novara, Monsignore Eduardo Pulciano. Durante il pellegrinaggio fu loro offerto dal giovane Parroco di Boca, del vino locale che fu talmente apprezzato da far dire a Monsignor Pulciano: “Eminenza, questo è proprio vino da Cardinali”. Il Cardinale però ribatté: “Eccellenza, mi perdoni, ma io non sono del suo parere, questo non è vino da Cardinali, ma vino da Papi”, e tale risposta fu tanto scherzosa quanto profetica perché il 4 Agosto del 1903 fu nominato Papa col nome di Pio X. Qui il Nebbiolo viene amalgamato alla Vespolina e all’Uva Rara e il suo colore è intenso, un rosso granata scuro. I profumi virano da fresche note floreali di rosa e viola, a note di piccoli frutti di bosco, rossi e neri e erbe medicinali. Tipiche le note speziate di pepe bianco e verde là dove è usata la Vespolina anche in piccole quantità e il sorso solitamente è ruggente, dal tannino piacevolissimo. I due produttori di Boca DOC più famosi sono Azienda Agricola Le PianePodere ai Valloni.

“Un sorso di Gattinara. Purché vero, si intende, non chiedo di più!”.
Così scriveva Mario Soldati in uno dei suoi brevi racconti dedicati ai luoghi piemontesi a lui cari.

Passiamo quindi all’esplosivo Gattinara DOCG: un vino ricco di storia, i cui vigneti vennero impiantati dai romani nel II secolo a.C . Un vino nobile che nel 1518 arrivò fino alla corte del re di Spagna per essere apprezzato in tutta la sua potenza e finezza. Qui il Nebbiolo fa la parte del primo attore e nel calice il suo colore assume toni dal granato mai troppo intenso e solo con il tempo acquisirà nuances brune e aranciate. Un naso scolpito dalla balsamicità, a tratti ematico è caratterizzato da profumi di sottobosco e spezie. Il Gattinara è elegante, caldo, intenso al sorso, scandito da tratteggi di freschezza e sapidità.

Prodotto nel territorio di sette paesi della zona collinare sopra la Riserva naturale delle Baragge è invece il Bramaterra DOC, un vino che può essere considerato forgiato dal fuoco ma anche un vino generato dal mare. In questa zona si ha infatti un progressivo passaggio dalle rocce vulcaniche alle sabbie marine ma la maggior parte delle vigne si estende su terreni vulcanici. Qui la percentuale di Nebbiolo diminuisce per lasciare il posto alla Croatina, all’Uva Rara e alla Vespolina. Rosso granato con riflessi aranciati è il suo colore, il profumo è intenso e ricorda lievemente quello di smalti e vernici, con accenni di liquirizia e accento speziato. Il sorso è fresco ed espressivo, vellutato e gradevole con uno scheletro sottile e raffinato.

Concludiamo così il nostro viaggio tra i vini del vulcano senza dimenticarci del Coste della Sesia DOC un vino che sta nel mezzo tra l’inferno del vulcano e le acque del mare da cui prendono vita quei vini dell’Alto Piemonte, nati su depositi marini.

– With love,
Elena