Perchè Camillo Olivetti potrebbe essere il ritratto del Genio Romantico

San Valentino è alle porte, festa amata o odiata, non ci sono vie di mezzo! Parlando tra me e te, sono sincera, almeno una volta nella vita avrei voluto ricevere qualche cioccolatino – da noi in Italia vanno tantissimo i Baci Perugina, da te? – o una dichiarazione dal mio crush! Ti ricordi le proposte di fidanzamento che ricevevi a scuola su un biglietto di carta? Ecco c’è chi ha voluto rendere così personale il suo messaggio d’amore, che ha addirittura creato un marchingegno per non scrivere a mano!

Avete mai pensato all’evoluzione degli strumenti di scrittura? Dai codici miniati trecenteschi alla semplice piuma rinascimentale, Gutenberg è arrivato a dar man forte con l’invenzione della stampa nel Quattrocento…. e poi? Come siamo arrivati alle lettere “moderne”? Che in realtà tanto moderne non sembrano più, con la digitalizzazione suprema che ha preso le redini delle nostre vite – si fa per dire, eh!

Scommetto che se ci fermiamo un attimo a pensare al nostro illustre passato, riusciamo a individuare un personaggio che ha cambiato le vite di scrittori, giornalisti, artisti e musicisti – quelle di tutti noi, insomma. Stiamo parlando di Camillo Olivetti. Si sa, l’Italia è una patria di innovatori, esploratori e artigiani con un senso innato per lo stile e Olivetti ne ha scritte di pagine di creatività e grande coraggio.

Camillo Olivetti: il ritratto di un genio romantico
Questo geniale ingegnere piemontese – nato a Ivrea nel 1868 –  fu l’ideatore della tanto amata macchina da scrivere, che stregò personaggi tanto diversi quali Bob Dylan e Primo Levi, Günther Grass e Francis Ford Coppola. La sua è una storia a dir poco affascinante, perché il buon Camillo non si accontentò di una laurea in ingegneria elettrotecnica, conseguita al Politecnico di Torino nel 1891, di due anni di lavoro a Londra e di un anno negli USA – stiamo sempre parlando della fine del 1800, non so se mi spiego… Nossignore, mentre era oltreoceano, Camillo pensò bene di passare del tempo con Thomas Edison – non di certo l’ultimo arrivato in quanto a invenzioni, ma soprattutto un grande, grandissimo imprenditore che sfornò brevetti a tutto spiano dal suo laboratorio di Menlo Park  – dal quale colse senz’altro l’idea di produrre in massa particolari invenzioni. Mi immagino frenetici scambi di idee tra menti illuminate, che portarono poi Camillo a insegnare ingegneria elettrica alla Palo Alto University in California per un semestre. Non si può fare a meno di brindare a una tale ingegno, che dite?
Le macchine da scrivere Olivetti: un pezzo unico di design

Di certo Camillo avrebbe festeggiato con un vino pregiato come un Boca DOC nel 1896, anno in cui fondò la Ditta Olivetti, a Ivrea. La sua idea era di produrre materiali elettrici, ed ebbe molto successo, tanto da espandere la ditta e portarla a Milano, cambiandone il nome in C.G.S. (Centimetro Grammo Secondo). L’aria milanese, però, non sembrava andargli a genio – non me ne vogliano gli amici meneghini… Milan l’è sempre Milan, questo si sa – e così due anni dopo tornò in Piemonte per dedicarsi anima e cuore a un oggetto che era ancora sconosciuto in Italia, ma già parecchio diffuso negli Stati Uniti: la macchina da scrivere

Chi ha imparato a scrivere con una Olivetti, sa cosa vuol dire pigiare forte su quelle lettere, impazzire se si sbagliava una parola, tirare la manovella per andare a capo… Ma vuoi mettere il piacere di scrivere con un oggetto di stile inventato da un lontano “amico” piemontese? Camillo arrivò al prodotto finale dopo molti tentativi e altrettanti “fallimenti”  – doveva anche affrontare il problema del copyright, poiché la maggior parte dei componenti di una macchina da scrivere erano brevettati – perlopiù nelle mani dei due principali produttori statunitensi, Remington e Underwood. 

Ebbene, Camillo non guardava di certo in faccia a nessuno e, dopo un altro viaggio di “studi” negli USA nel 1907, poté finalmente scrivere una lettera nel 1908 alla moglie Luisa con una macchina da scrivere, la sua macchina da scrivere (che genio romantico, vero?). In quell’occasione avrebbe di certo regalato alla sua dolce metà qualche cioccolatino – era un uomo d’altri tempi, in fondo, e poi la galanteria non va mai fuori moda… – deliziosi cremini o inebrianti gianduiotti. Quello fu il plus che fece poi partire la grande industria Olivetti, ossia la società Ing. C. Olivetti & C., fondata nell’ottobre dello stesso anno.

Inutile dire che fu un successo strepitoso. Il primo esemplare prodotto, il modello M1, fu esibito all’Esposizione Universale di Torino nel 1911, mentre il modello seguente fu esposto a quella di Bruxelles, nel 1919.  La fama degli Olivetti faceva già parte dei libri di storia, e quando il figlio Adriano prese le redini della società nel 1932, diventandone poi direttore nel 1939, la ditta si sarebbe aperta alla produzione di calcolatori meccanici e computer, cogliendo sempre ogni opportunità imprenditoriale con la giusta dose di creatività, coraggio e grande umiltà.

Adriano Olivetti prese le redini dell’azienda nel 1932
Immaginiamoci scrittori persi nel loro mondo, chinati su una macchina da scrivere, sgranocchiando delle nocciole tartufate con zucchero di canna grezzo e sorseggiando del Passito Valdenrico. Chissà se si rendevano conto della fortuna che avevano nell’utilizzare modelli che sarebbero diventati icone – il modello Lettera 22, infatti, fa parte della collezione permanente del MOMA di New York, vinse il Compasso d’Oro nel 1954 e fu scelto dall’Illinois Technology Institute come il miglior prodotto di design in un periodo di cent’anni, nel 1959. Alla fine del 2020, inoltre, due francobolli commemorativi sono stati emessi proprio per ricordare i 70 anni dalla prima produzione di questo modello e i 60 anni dalla morte di Adriano Olivetti. 

Si, ma – direte voi – oggi tutto è digitalizzato, sigliamo accordi miliardari dalla nostra camera da letto e “instagrammiamo” ogni nostra azione – dove possiamo cogliere l’eredità di una tale famiglia?  Fate un salto agli Archivi Storici Olivetti a Ivrea: qui sono raccolti fascicoli, video, libri, poster e illustrazioni che provengono dalle varie biblioteche di fabbrica. Una sorta di storytelling d’antan che raccoglie anche fotografie scattate da artisti illustri come Berengo Gardin e Henri Cartier-Bresson. E poi passeggiate per questa bella cittadina del nord Piemonte, la “città industriale del XX secolo”, che fa parte del Patrimonio UNESCO per via del suo ruolo nel passato industriale della regione. Qui, tutto era pensato per favorire la vita dei lavoratori e renderli partecipi del “mondo Olivetti”;  le biblioteche erano, infatti, anche a loro disposizione, per potersi ritagliare momenti di svago e distrazione, e la struttura stessa della fabbrica favoriva scambi e incontri. 

Una vera famiglia di pionieri, una storia appassionante e una memoria che vive anche tramite la Fondazione Adriano Olivetti – molto attiva come centro di ricerca culturale e scientifica, nella promozione di programmi di studi, progetti di restauro ed eventi di vario tipo. 

Allora cosa dici, armarsi di fogli e macchina da scrivere, sarà la tua scelta per un bigliettino d’amore originale? 

– Alla prossima, With love!
Lucia