Hai mai bevuto il profumo delle vigne?

Si dice che tra la presunzione e l’umiltà ci sia la modestia, ma oggi non ho vie di mezzo e vorrei tanto che, alla fine di questo racconto, mi dirai “Sì, avevi ragione!”.

Quante volte da piccolini abbiamo dovuto ammettere questa fatidica frase (a denti stretti ovviamente) dopo aver combinato qualche pasticcio? Se avessi dato retta a tutti i consigli dei miei nonni, sai quante grane mi sarei risparmiato.

D’altronde se si parla dei “rimedi della nonna” un motivo ci deve pur essere. Quale miglior modo per tirarsi su il morale se non con la caramella magica della nonna, oppure la trasgressione in assoluto: un sorso di vino dal bicchiere del nonno, tutto questo in gran segreto. Anche se non mancavano i suoi scherzi! Divertito dalle mie facce disgustate, mi faceva annusare il sapore della grappa a fine pasto: non c’era sapore più amaro da cui correre via! Ora che sono più grande, capisco perché era solito concludere il pranzo con quel magico bicchierino. Dopotutto l’alcool non delude mai.

Anche il nonno Lazarito di Antonella Bocchino, padrona di casa di AB Selezione Italian Spirits (marchio tra le migliori grappe prodotte secondo la tradizione piemontese), sapeva il fatto suo e lei non si è di certo tirata indietro di fronte a quel inebriante profumo. Ha fatto tesoro di tutti quegli insegnamenti ricevuti tra una passeggiata e l’altra nelle vigne monferresi, con gli occhi pieni di curiosità e pronta a fiutare la giusta vigna per trasformarla in Grappa.

Antonella Bocchino di AB Selezione Italian Spirits
E se alla domanda “Cosa vorresti fare da grande?”, i suoi compagni desideravano essere protagonisti di mille avventure, lei rispondeva in maniera più curiosa e raffinata “Voglio far bere il profumo”. 

Prima di arrivare alla somma mente di Antonella di AB Selezione, la Grappa ne ha dovuta fare di strada per essere riconosciuta in tutta la sua grazia.

Il Piemonte è considerato la culla di questo distillato, tanto che esiste ancora il nome Branda, cadenza dialettale di Grappa. Ringraziamo e facciamo un applauso ai nostri antenati piemontesi, perché non si sono fatti ingannare dall’aspetto umile della vinaccia. Infatti hanno rielaborato questa parte solida che resta dalla torchiatura dell’uva da vino per estrarre la sua essenza più sublime: la Grappa. Ben diverso è stato per i nobili latifondisti, in quanto vedevano la vinaccia come semplice materiale di scarto dalla produzione del vino. Questi erano soliti concederla ai loro braccianti che la dilavavano con acqua calda per ricavare un semplice vinello da pasto.
Questo misunderstanding sul carattere nobile della vinaccia ci fa capire come mai il termine “Grappa” è comparso per la prima volta solo nel 1800, dato che prima era più frequente utilizzare il termine “acquavite di vinacce”. Fatichi a credere che il Piemonte sia la sua terra di origine? Sappi che ci hanno dovuto pensare i Savoia (regnanti del Piemonte) a limitare l’uso di questo distillato tanto amato e prodotto dalla popolazione piemontese. Questo è stato voluto perché la grappa non fu più considerata come risoluzione a disturbi infettivi ma come vero distillato da degustare. Quindi per limitare il suo utilizzo (e che troppe persone alzassero il gomito), hanno istituito un dazio doganale per ogni acquavite di origine enologica. Se non sei ancora sicuro o vuoi approfondire questo simpatico aneddoto, ti basta leggere il “trattato” di Savonarola De Conficien Acqua Vitae. Ma a tuo rischio e pericolo: è stato scritto nel 1443, quindi è tutto in latino.

Antonella Bocchino nel suo laboratorio di produzione grappe
Non finisce qui, tutto questo tribolare continua fino alla seconda Guerra Mondiale, anni in cui la Grappa ha raggiunto i suoi anni d’oro: da qui in poi c’è una vera e propria corsa nel voler accaparrarsi la vinaccia più aromatizzata e salire al primo posto con la grappa migliore di sempre.

Ma com’è possibile che da una materia solida di scarto, nasca un liquido così inebriante?

Tutto ciò che serve è semplicemente un’autentica vinaccia, fermentata con del mosto di vino per una gradazione alcolica più forte o non fermentata, e un alambicco per la sua distillazione. Per ottenere questa prelibatezza, bisogna prima di tutto estrarre l’alcool dalle bucce degli acini usando questo arnese piemontese: scaldando il composto a bagnomaria, otterremo l’evaporazione dell’alcool e degli aromi. È la parte più delicata del processo perchè bisogna raggiungere la giusta temperatura e il perfetto livello di delicatezza nel metodo. No, non servono termometri, righelli o un team di ingegneri, ma solo la maestria di chi sa fare questo lavoro con sapienza e passione. Il vapore alcolico che si ottiene da questa prima parte, detto Flemma, viene fatto condensare per poi essere distillato ulteriormente per eliminare ogni impurità e rettificato, ossia viene scartata la prima parte che fuoriesce dall’alambicco (perchè caratterizzata da note amarognole e sgradevoli) e la parte finale (oleosa e grassa). La vera Grappa non può che essere il cuore del liquido ottenuto da questa lunga lavorazione ricca di alcool e sapori aromatici. Ultimo passaggio prima di poter degustare la grappa è il lento invecchiamento, preferibilmente in botti di rovere o di legno pregiato

Le botti di rovere in cui la grappa invecchia

Antonella Bocchino è ora una delle storiche produttrici di Grappa e Liquori della tradizione piemontese. Continua a fare tesoro dei preziosi consigli del nonno Lazarito insieme a imperativi categorici: vinacce singole per ogni grappa per ottenere note caratteristiche e sofisticate, distillazione in alambicco discontinuo e maturazione in barriques di rovere francese che donano alle grappe doti di eleganza e completezza. Grazie alla sua esperienza e alla sua sapienza, puoi coccolarti scegliendo tra tre linee di Grappe:

  • Grappe Millesimate, rigorosamente selezionate secondo l’annata di produzione: 1994, 1995, 1997, 2000 (e io sono più vecchio di loro, allora potrei essere un liquore davvero unico).
  • Grappe Cru da singolo vitigno Moscato d’Asti, Barolo o Barolo invecchiato in rovere di Allier.
  • Liquori dell’antica tradizione piemontese: Ananda, il liquore al Cacao, Calvilla alle Mele (del presidio Slow Food).

Con tutti questi racconti ora ti è venuta voglia di ricrederti sul suo l’autentico sapore? Ottimo punto di partenza è la Grappa “I Millesimi – 1994”, un anno, una garanzia: è lo stesso periodo in cui Nelson Mandela è stato eletto presidente del Sudafrica e la Regina Elisabetta e Francois Mitterand inaugurarono il Tunnel della Manica. Non poteva che nascere un tripudio di eccellenza! Un cuore intenso e cremoso con note di marron glacè, cacao, spezie orientali e miele di tarassaco.

Per gustarla al meglio, ti consiglio di versarla in un bicchiere grande: ciò permette di far prendere aria al distillato e far sprigionare tutta la sua essenza. Basta il suo profumo per essere catapultato tra le colline piemontesi, passeggiando tra vigneti ricchi di storia e aneddoti. 

Non dimentichiamo che ogni cosa è più bella se condivisa. Il momento dopo i pasti è perfetto per dare vita ad un concerto di aromi e sapori all’interno della nostra bocca. Il tutto orchestrato in modo magistrale dal cioccolato extra fondente al 61% di Audere! Non ti sei accorto di questa incredibile accoppiata? Ho visto quanto stai scalpitando nel voler assaggiare questo distillato, così colgo la palla al balzo per mettere in scena il giusto direttore d’orchestra.

Grazie a un pezzo di cioccolato e un sorso di Grappa, ora puoi capire perché Mario Soldati, giornalista e autore televisivo italiano, disse: ”Se il vino è la poesia della terra, la grappa è la sua anima”.

Allora, avevo ragione o no?

– Alla prossima, With love!
Nikas