God save the Queen (Barbera!)

Poliedrica, versatile e camaleontica. Non stiamo parlando delle doti innate della Regina di Scacchi (hai visto la serie su Netflix per caso? 😏) ma di un’altra donna con la chioma rossa: si chiama Barbera ed è amata per inebriare la nostra mente.

La sua terra di origine è l’Astesana, cuore vitivinicolo del Piemonte (dato che solo questa terra produce il 30% dei vini della regione) ma noi piemontesi abbiamo voluto dare lunga vita alla Regina fino oltreoceano, producendone delle varietà anche in California e Sud America.

L’incantevole lavorazione della Barbera nelle botti

Dopo aver viaggiato tra i luoghi di questo vino femminile, è giusto scoprire dove tutto è iniziato. Facciamo un tuffo nel passato per giungere al lontano 1271. Se noi non eravamo ancora nati, e neanche i nostri trisavoli, di sicuro il bolognese Pier de’ Crescenzi si dava un bel da fare. Il suo intento era quello di riconoscere ogni varietà ancora sconosciuta di uva. Per questo scrisse Opus ruralium commodorum, il primo trattato di agronomia ed enologia, in cui citò la varietà di uva Grissa, da cui viene prodotta la Barbera: uva caratterizzata da chicchi allungati ricchi di mosto, dalla tonalità nero intenso e dalla buccia sottile. Ecco il gioiello che racchiude questa bontà! Ahimè, a causa di quei pasticcioni dei traduttori del trattato di Pier de’ Crescenzi, la Barbera tardò ad affermarsi perché fu confusa con il Nebbiolo.

Vinum Berberis” o “Barberus“, poco importa! È certo che il vino Barbera è una bontà acclamata, è solo che lo storico Aldo di Ricaldone è stato un po’ pignolo nel scoprire l’origine del suo nome. Ma solo per te facciamo questa eccezione alla regola e ci dilungheremo nel loro significato:

  • il “vinum Berberis”, come il succo fermentato di Berberi, o Crespino usato in cucina o come medicinale, era molto noto e diffuso nel Piemonte tardo-medievale;
  • “Bàrberus” per il carattere irruente e aggressivo, come lo sono i Bàrberi che da sette secoli corrono il Palio di Asti.
La varietà di uva da cui nasce questa prelibatezza

Non si è fatto di certo questi scrupoli il Conte Francesco Cotti, che nel 1695 desiderò ardentemente una vigna di Barbera nella sua proprietà di Neive. Non sappiamo bene la motivazione, ma noi ipotizziamo che fosse per suo piacere quotidiano. Dopo una storia di misunderstanding ed episodi rocamboleschi, nel 1798 il Conte Nuvolone, nella sua “Ampelografia”, incoronò ufficialmente la Barbera come regina indiscussa dei vitigni piemontesi.

Abbiamo parlato della storia, le sue origini, i suoi usi e costumi… Ora veniamo al dunque. Il Natale è appena passato, siamo al 26 di dicembre, insomma bisogna sapere che bottiglia sciabolare la notte di Capodanno (ma non urliamolo troppo, il vino non si dovrebbe sciabolare, ma è festa suvvia).

La Barbera D’Asti Superiore DOCG firmata Conte Nuvoli di Grinzane è di sicuro una scelta vincente per aprir le danze ai tuoi festeggiamenti.

La nostra Barbera di Conti Nuvoli di Grinzane, dal sapore inconfondibile

I nostri produttori non le mandano a dire e sfoggiano con eleganza e sapienza una storia lunga più di 500 anni. Anche la location non è da meno, infatti producono questa prelibatezza all’ombra della Torre di Marcellengo, costruita nel 1227 e ad oggi unico e visibile vestigio dell’insediamento medievale. 

Dall’affinamento in botti di rovere antiche, sgorga questa Barbera corposa dai sapori speziati di noce moscata e di frutta rossa. Mi raccomando bevetela dopo qualche boccone di cibo, potrebbe inebriarvi la mente 😏

Di sicuro non ti spoileriamo il finale della Regina di Scacchi, ma come produrre questo vino secondo agricoltura biologica, sì! Scoprilo nella nostra puntata dedicata della series In una bottiglia:

– Alla prossima, With love!
Marcella