Chi altro vuol provare il primo Vermouth fatto in Alto Piemonte?

“Solo ciò che ha carattere resta vivo e torna quando le mode passano.”

Questo è quello che sta accadendo al Vermouth oggi. Una volta era la bevanda immancabile nei mobili bar e nelle vetrinette dei salotti, un cordiale benvenuto offerto dalle padrone di casa e adatto a ogni occasione. Con l’arrivo degli anni Settanta e la diffusione delle prime mode d’Oltreoceano, nuovi prodotti della scuola americana lo sostituirono e il nostro vino aromatizzato divenne la Cenerentola dei mobili bar, rinnegato e considerato un retaggio di un’epoca ormai passata. Oggi, invece, grazie al successo dei più recenti prodotti artigianali e al loro uso in mixology, il Vermouth si è fatto nuovamente largo nel mondo del vino e degli spirits, dall’aperitivo, alla cena e all’after dinner.

Che cos’è il Vermouth?

Il Vermouth, è un nettare moderno ma dalle sfumature rétro, antico ma non dimenticato, al massimo abbandonato all’oblio per qualche decennio, è il vino aromatizzato Made in Italy padre di tutti gli aperitivi, un vero status symbol dei primi anni del ‘900, nato come digestivo nel 1786, alla liquoreria Marandazzo di Piazza Castello a Torino, per merito del garzone Benedetto Carpano, che decise di aromatizzare con un infuso di spezie ed erbe un vino a base di moscato di Canelli.

Il Vermouth è un vino aromatizzato, bianco o rosso, realizzato con 75% di vino, acqua, alcol, spezie, erbe e zucchero e anche se il nome Vermouth (vermout, vermutte o vèrmot) può trarre in inganno, è un prodotto italiano al 100% per invenzione e produzione. Il suo nome è infatti un adattamento francesizzato del termine tedesco Wermut che indica la pianta di Artemisia absinthium o pontica, l’Assenzio Maggiore, un ingrediente necessario e immancabile per poter chiamare Vermouth questa magica bevanda. L’assenzio non è nient’altro che il primo interprete di un folto gruppo di erbe aromatiche e spezie, per la produzione si arriva ad usarne ben oltre una quarantina tra cui radici di genziana, cannella, china, coriandolo, fava tonka, noce moscata, vaniglia, e il loro impiego è calibrato per dar vita ad una ricetta unica, che il produttore custodisce segretamente.

Il Vermouth dell’Alto Piemonte

Sulle sponde del Lago d’Orta, un gioiello dell’Alto Piemonte, la passione per i prodotti artigianali e vintage come il Vermouth, Amari e Bitter, ha dato vita a Glep.

Glep è la nuova avventura di Ezio Primatesta, imprenditore nel settore alberghiero, Luca Garofalo è invece il mago della grafica e sono le loro iniziali a combinarsi perfettamente nel logo. Insieme contattano Bordiga, apprezzata distilleria del cuneese, che ancor oggi utilizza l’alambicco a fuoco a legna, ed insieme elaborano la ricetta perfetta del loro Vermouth rosso.

In etichetta una pantera lacustre, fluida sinuosa, elegante e raffinata è cresciuta in strada ma è educata e adeguata a ogni situazione. Una pantera che predice la sua raffinata tenacia. Vandalo è il nome di questo vermouth e al primo sorso, come un barbaro, perpetra proficue stragi.  La sua piacevolezza invade il palato e apre la strada ad un elisir che sembra abbia voglia di non farsi smettere di bere mai. Il suo profilo è distinto a tratti affilato, la nota amara dell’artemisia è presente più che mai ma lascia spazio anche ai tratti più balsamici delle erbe medicali, e alle note dolci ma mai invasive di cannella, vaniglia e cacao.

Ottimo per un classico Negroni, a base di London Dry Gin e bitter “Spinto”, l’altro prodotto insieme all’amaro “Grinta” realizzato da Glep, un bitter tagliente ed erbaceo quanto basta per combinarsi alla perfezione con la personalità sfacciata e risoluta di questo Vermouth.

Facciamoci un Negroni Vandalo

  • 1/3 (3 cl) di Gin
  • 1/3 (3 cl) di Bitter “Spinto”
  • 1/3 (3 cl) di Vermouth “Vandalo”
  • Fetta d’arancia

Si prepara direttamente nel bicchiere. Versate del ghiaccio in un tumbler basso, raffreddatelo, scolate l’acqua, versate tutti gli ingredienti e poi mescolate. Completate con una fetta di arancia.

  • E se il vermouth “Spinto” lo volete gustare in purezza proprio come si faceva un tempo?
    Va servito freddo, a 6-8°
    , liscio oppure addizionato con acqua o con ghiaccio, e una scorza di limone. Ma un altro modo attraverso il quale avvicinarsi a questo magico vino è quello di degustarlo replicando la tradizione del “vermuttino piemontese”, in voga nella Torino della Belle Époque, ovvero servendolo in un bicchiere liberty piccolo con uno splash di seltz o soda e una scorza di limone. Il vermuttino è un approccio al Vermouth in chiave fresca e dissetante, un Vermouth che viene così semplicemente allungato e diluito.
  • E il bicchiere?
    Per ottenere una degustazione perfetta non è necessario guardare molto lontano: basterebbe rispolverare i servizi d’un tempo, in cui una posizione speciale era riservata ai piccoli bicchierini finemente ornati con eleganti disegni e fili dorati.
  • Come conservarlo?
    Ricordiamoci sempre che il Vermouth è un vino e una volta aperto va conservato in frigorifero per evitare ossidazioni e perdita degli aromi; la bottiglia va inoltre terminata in tempi abbastanza brevi, in un periodo che varia dai 30 giorni al massimo ai due mesi, cosicché il Vermouth non perda tutta la sua fragranza. Se conservato chiuso nella sua bottiglia, esattamente come accade per il vino, anche il Vermouth subirà interessanti evoluzioni.

I prodotti di Glep e in particolar modo il Vermouth Vandalo oggi arricchiscono il lato gourmet del Lago d’Orta e del nostro prezioso territorio che diventa così espressione di un’italianità che sta prendendo la sua rivincita.

– Alla prossima, With love!
Elena