Indovina chi viene a cena? Camillo Benso, conte di Cavour

La statua dedicata a Camilla Benso in Piazza Cavour a Vercelli

Ogni città d’Italia ha almeno una via, un corso o una piazza intitolate a Camillo Benso conte di Cavour. Non sorprende che “Cavour” sia tra i primi 10 nomi più usati per etichettare le strade italiane. Sono così denominate in onore del primo presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, un personaggio nato nel 1810 a Torino (capitale del Piemonte) e che ha fatto la storia.

La storia di un buongustaio

Un politico, un imprenditore, un patriota e… anche un buongustaio. Forse era proprio il buon cibo uno dei segreti del Conte per essere in grado di equilibrare tutti i suoi impegni e responsabilità. Era solito declamare che fosse la mensa più che la mente a catturare un maggior numero di amici e, per tutta la sua vita, la buona politica è sempre andata di pari passo con la buona tavola.

Ancora oggi il suo nome viene associato a diverse prelibatezze tra cibi e bevande. Sapevi, ad esempio che a Cavour furono dedicate delle caramelle di liquirizia aromatizzate alla violetta? Si tratta delle cosiddette sénateurs.

Fin dalla sua giovinezza Camillo si interessò all’agricoltura fino a divenire Ministro dell’agricoltura e del commercio. Possedeva, infatti, una tenuta terriera a Leri (oggi denominata proprio Leri Cavour), in provincia di Vercelli, dove si dedicò a promuovere innovative tecniche agricole, migliorando sia i concimi sia le macchine agricole. Si può dire che la sua produzione di riso, mais e frumento fosse davvero efficiente e innovativa dal momento che triplicò in soli sette anni.

Leri Cavour

Una passione per il vino

Sotto sotto però la sua passione più grande era per il campo enologico. Il vino aveva scoccato la sua freccia d’amore nel petto del Conte che amava accompagnare pranzi e cene con rinomati e ottimi vini.
Diciamolo chiaro e tondo: è a Cavour che si deve il successo e il prestigio del Barolo!

Il vino delle Langhe era già conosciuto a metà del XVIII secolo ed era persino apprezzato da uno dei futuri presidenti degli Stati Uniti, Thomas Jefferson. Non era però esattamente come il vino che conosciamo oggi: infatti, era un vino dolce e frizzante, poiché non si sapeva ancora come trasformare in alcol tutti gli zuccheri contenuti nel mosto.
Ed è stato proprio Cavour a conferirgli il suo aspetto moderno, poiché nel 1840 richiese la consulenza di un grande enologo francese, il Conte Louis Oudart, il quale ne migliorò la tecnica di fermentazione, creando un vino maggiormente secco e di lungo affinamento.
Leggenda vuole che il Conte sfruttò il “fascino” del Barolo inviandone svariate casse a Napoleone III… forse è grazie a questo vino l’imperatore decise di sostenere la causa dell’indipendenza italiana.

Brinderei quindi alle scoperte di Camillo con il Barolo DOCG “Bricco San Biagio” che rappresenta appieno tutti i valori della tradizione piemontese: proviene dallo storico vigneto di Nebbiolo all’interno del Comune di La Morra. Il colore è rosso granato intenso con tendenza a tonalità più mature, con l’età. Si distinguono i sentori di piccoli frutti e di rosa canina, cedro, marmellata, prugna cotta. In bocca colpisce per la sua complessità gustativa, per le note speziate e balsamiche, per la dolcezza dei tannini sempre ben in evidenza. Piacevoli sensazioni di liquirizia, tabacco e goudron nel finale.

La ricetta per il pasticcio di riso

Gentile concessione di Monica Martino

Oltre a un vino preferito, Camillo Benso, aveva anche un piatto preferito, entrato in seguito nella storia delle tradizioni culinarie piemontesi con il nome di “Pasticcio di riso alla moda Cavour” (e guarda a caso l’accompagnamento con il Barolo è eccellente!).
Si tratta di un piatto, semplice ma soddisfacente come pochi. Puoi cucinarlo facilmente anche tu con ingredienti piemontesi esattamente come quelli che gustava Camillo. 

Benvenuti nella sua cucina! Per ricreare il “Pasticcio alla Cavour” (dosi per 4 persone) hai bisogno di 300 g di Riso Buono Carnaroli Gran Riserva, un riso che viene fatto invecchiare un anno da grezzo, così che, invecchiato e ben conservato, aumenta notevolmente il proprio volume originale e questo crea una minore dispersione di amido e minerali nella cottura, 3 pomodori, 2 uova, burro, parmigiano grattugiato, olio, sale e pepe.
Come procedere?

  • Lessare il riso e condirlo con burro e parmigiano, dopo averlo scolato bene. 
  • Tagliare a pezzetti i pomodori e saltarli in padella con un po’ d’olio, quindi amalgamarli al riso. 
  • Passare in padella le uova, aggiungere sale e pepe. 
  • Metti il riso con i pomodori in una pirofila, aggiungi le uova e metti tutto in forno fino a che non si sarà formata una croccante crosticina.

Buon appetito.

-Alla prossima, With love!
Elena