Bra: la paladina della tradizione piemontese – Piedmont cities series

Il 2021 è appena iniziato e chi di voi sta già programmando un weekend fuori porta? Lo sappiamo, a causa della situazione non si può, ma per questa trasferta non è necessario uscire, basta che ci segui: non sarà un viaggio all’insegna dell’avventura tra le cascate del Niagara, ma tieniti forte perché anche l’affascinante Bra può regalarti momenti davvero mozzafiato. 

Sai come raggiungere questa meta? Apri la cartina del Piemonte, punta il dito su Torino e allontanati di circa 50 km giungendo tra le colline delle Langhe e del Roero. I longobardi chiamavano questa città Brayda”, ossia estesi appezzamenti di terreni adibiti a pascolo mentre, i celti, rimandavano alla parola Braye il significato di “alpeggio”: effettivamente entrambi ci hanno visto lungo dato che Bra è circondata dal verde. 

Se i verdi pascoli ti ricordano tanto Heidi e la sua tranquillità, aspetta a sentire questa chicca e le cascate del Niagara non ti sembreranno più così tanto travolgenti (senza nulla togliere eh). Guarda a caso in questa cittadella di 30 mila abitanti nasce il Presidio Slow Food: un fantastico progetto i cui protagonisti sono produttori, artigiani e contadini con la missione di tramandare i propri segreti del mestiere. Nulla è dato al caso, infatti anche l’ambiente ha un ruolo importante: più è salvaguardato e più il tuo palato farà salti di gioia nell’assaporare cibi buoni e genuini.

Prima di sederci a tavola, facciamoci venire un po’ di fame: una passeggiata è quello che fa per noi. Iniziamo dalla Casa dei Braidesi: la Zizzola. Fotografie, filmati, sono tutte testimonianze per scoprire la storia della città. È anche curioso sapere come se la spassavano i cittadini di una volta, per questo ci sono molti racconti del passato.

Intorno alla pianta ottagonale di questo museo troviamo un bellissimo parco. Quindi usciamo dall’edificio e lasciamoci travolgere dalla vista a tutto tondo che ci offre la collina di Monteguglielmo. Non te lo volevo dire prima, ma per raggiungere delle belle mete bisogna scarpinare un po’.

La Zizzola in tutta la sua bellezza
Se sarai fortunato, potrai trovare tra gli alberi di questo parco il Giuggiolo, ma non è così scontato. Infatti il clima non è stato clemente nel corso degli anni e il vento gelido invernale non favorisce la crescita di questa pianta. La stessa sorte è toccata al suo frutto, dal nome Zizzola, ma i frati domenicani, che ebbero la fortuna di vedere questa meraviglia, furono lungimiranti nel battezzare il monumento in suo onore. Un nome che è diventato parte del nostro parlato dialettale, come nel detto proverbiale “andare in brodo di giuggiole” per indicare uno stato d’animo di grande soddisfazione.

Ora scendiamo da questa collina, la discesa è meno impegnativa, per raggiungere la chiesa di Santa Chiara. Per arrivare addentriamoci nel vivo della città passando per Via Cavour: luogo di ritrovo, di caffè e di locali storici. Sappiamo che le monache clarisse si trattano bene: proprio loro hanno commissionato questo capolavoro all’architetto Bernardo Antonio Vittone. La pianta quadrilobata, la doppia cupola traforata e il cupolino sono state la carta vincente per definire questa chiesa un gioiello del rococò piemontese. Non sappiamo se l’architetto o le monache furono amanti della musica, sta di fatto che la struttura della chiesa ci regala un’acustica perfetta per ascoltare numerosi spettacoli musicali.

Uno degli storici caffè di Via Cavour
Se sei un appassionato di affreschi, devi assolutamente recarti alla Chiesa della Trinità! È la una chiesa di piccole dimensioni ma completamente dipinta; ringraziamo per questi capolavori Sebastiano Taricco e Pietro Paolo Operti. Questo monumento è meglio conosciuto come “Battuti Bianchi”, in riferimento alla confraternita che ci viveva.
Uno scorcio della Chiesa della Trinità
Ora è il momento di sedersi a tavola, ne abbiamo fatta di strada! È inverno, fa freddo, è il caso di scaldarci le membra con un gustoso piatto caldo. Mettiti comodo che ordiniamo il piatto forte del giorno.

Tranquillo, l’attesa non sarà lunga perché al cuoco, per andare sul sicuro, basta scegliere il formaggio della città: il formaggio di Bra. Gli venne dato il nome di questa cittadella perché in passato era venduto al mercato braidese. Per aggiungere la ciliegina sulla torta, nel 1982 ricevette la Denominazione di Origine Protetta (DOP). Non mettiamo in dubbio il tuo sapere, ma se avessi un vuoto di memoria, ci teniamo a precisare che questo marchio viene dato ai prodotti che hanno caratteristiche esclusivamente del territorio. Insomma, non stiamo mangiando un formaggio qualunque.

È perfetto come antipasto o entrée dato il suo sapore intenso e piccante che risveglia le nostre papille gustative. Ma se il nostro obiettivo è riscaldarci, la scelta migliore è abbinarlo ad una polenta, precisamente quella di Beura. Perché proprio lei? I produttori Mulino San Giorgio sono alcuni tra i protagonisti del progetto Presidio Slow Food. Tutto torna ora, non è vero?

È evidente la ricercatezza di questo prodotto, perché è ottenuto dalla macinazione in pietra di due varietà di mais, coltivate nella Beura, usando il metodo convenzionale e rispettando l’ambiente. La bella notizia è che questo piatto può essere mangiato anche da persone celiache, infatti la farina integrale di mais è ricca di amido e non contiene glutine.

Come giusto che sia, non ci sia alza dalla sedia finché non si mangia anche il dessert. E per mantenere il fil Rouge, la scelta ricade sul cioccolato di Audere con Cipolle Bionde di Cureggio e Fontaneto, anch’esse città facenti parte del Presidio Slow Food. Non rimanere stranito da questo connubio, è una vera bomba! Potrai assaporare del cioccolato dal gusto intenso e morbido percependo anche l’acidulo con profumi di frutta e spezie. 

Direi che ora possiamo ritornare a casa soddisfatti, con in corpo del buon cibo e gli occhi pieni di meraviglia!

– Alla prossima, With love!
Marcella