5 curiosi modi di dire per diventare un vero Piemontese

Oltre alla sua particolare tradizione enogastronomica, il Piemonte è ricco di storia e di un passato da protagonista nell’ambiente Italiano e internazionale.

Con questo, oltre ad apprezzare il suo cibo e i suoi vini, è vitale, soprattutto per i più giovani, ricordare le tradizioni che hanno fatto diventare grande questa nostra regione. Una tradizione particolare e a rischio è il Piemontese, una lingua romanza, appartenente al gruppo delle lingue gallo-italiche parlate nell’Italia settentrionale.

Il piemontese non è proprio un dialetto ma deve ritenersi una lingua regionale o minoritaria. È infatti riconosciuto fra le lingue minoritarie europee dal 1981 (rapporto 4745 del Consiglio d’Europa) ed è inoltre censito dall’UNESCO, nell’Atlante delle lingue del mondo in pericolo, tra le lingue meritevoli di tutela.

Abbiamo deciso di condividere con voi una parte della nostra lingua, facendo una lista dei 5 modi di dire più curiosi in Piemontese:

1. Trové Nosgnor ant l’òrt – Trovare Dio nell’orto

Si usa per indicare un grande colpo di fortuna, del tutto inatteso e improvviso. Un po’ come andare nell’orto e trovare lì Dio ad aspettarci.

2. Tiré ij caussèt – Tirare le calze

Al di là del significato letterale, quest’espressione indica la morte di qualcuno. ‘A l’ha tirà ij caussét’, ossia è morto. Di origine incerta, qualcuno ne individua il significato nell’allentamento della tensione muscolare all’atto del trapasso, che causerebbe un repentino movimento del piede, quasi a sfilare il calzino.

3. A va come (‘me) na barca ant ën bòsch – Va come una barca in un bosco

Il paragone è, anche in questo caso, estremamente efficace. Una barca, perfetta per solcare i mari, non è un ottimo trasporto per la terraferma, specialmente in mezzo agli ostacoli ed alle irregolarità di un bosco. Si usa, quasi sempre in risposta alla domanda ‘come va?’, per indicare che le cose non vanno esattamente per il meglio…

4. Avej na pera daré dla pòrta – Avere una pietra dietro la porta

Questo modo di dire si usa per indicare coloro che hanno la brutta abitudine di non richiudere le porta dopo il loro passaggio. Trae la sua origine da un semplice quanto efficace metodo di chiusura automatica della porta molto usato ai tempi dei nostri nonni e dei nostri trisavoli: veniva installata una carrucola su cui scorreva una corda legata da un lato alla porta e dall’altra estremità a un peso, spesso una pietra. Aprendo la porta si esercitava una forza che faceva sollevare la pietra, che veniva tirata in alto tramite la carrucola. Una volta lasciata la porta, il peso della pietra la faceva ritornare verso il basso e la corda, che veniva di conseguenza tirata, faceva chiudere la porta.

5. Vate a caté ‘n casul – Vatti a comprare un mestolo

Se il significato letterale è apparentemente carente, quest’espressione è particolarmente carica di contenuto. Si tratta, infatti, di una maniera ‘educata’ per mandare qualcuno a quel paese. Non è chiaro perché lo si inviti a comprare proprio un mestolo, ma certo è che in Piemonte nessuno ambisce ad averne una collezione nella propria casa.

Ora che siete diventati dei Piemontesi d’hoc, ricordate che per affrontare il futuro abbiamo bisogno di ricordare ed apprezzare il passato… solo così le nostre tradizioni continueranno a vivere per sempre!

– Alla prossima, With Love!
Stefano di Esclamazioni in Piemontese