5 curiosi modi di dire per diventare un vero Piemontese – parte 2

Nascere piemontese e crescere in Piemonte è un vero e proprio marchio di fabbrica. Un tatuaggio meraviglioso che resta nell’anima e si manifesta in tutte le attività di quotidiano. Già da bambini. A chi non è capitato, per esempio, di essere ripreso a scuola dalla maestra, per aver derivato parole dal piemontese in un tema il ‘tiretto’, il ‘calzetto’, il ‘bosco’ da mettere della stufa.

Simpatiche alterazioni dell’italiano ed espressioni tipiche della lingua piemontese ci accompagnano poi per tutta la vita.

Nell’estrema difficoltà di fare una selezione, per la seconda parte di questa nostra rubrica, abbiamo provato oggi a selezionare le cinque espressioni che non possono mai mancare in bocca ad un vero Piemontese.

1. Facciamo che (Foma che)

Ormai radicata anche nell’italiano parlato in Piemonte è l’espressione “facciamo che” (derivato dal piemontese “foma che”), utilizzata per invitare al compimento di un’azione, in particolare di un’azione collettiva quando si è in gruppo: “foma ch’andoma”, “facciamo che partire, va”.

Tutto questo perché anche i piemontesi a volte si spazientiscono: “foma ch’andoma, deve n’andi!”.

2. Stich

Ci sono cose che puoi ordinare al bar soltanto in Piemonte, sempre se non vuoi essere guardato come un marziano dal barista. Oltre ai sempre celebri ‘marocchino’ (che però ormai si sta diffondendo in altre regioni) e “cicles”, lo “stich” (rigorosamente alla menta di Pancalieri) è una vera e propria pietra miliare.
Chiamato così per via del bastoncino che lo sorregge e palesemente derivato dall’inglese ‘stick’, è sicuramente un gelato legato ad alcuni tra i più cari ricordi della nostra infanzia.

3. Non mi oso (I m’ancalo nen)

L’utilizzo del verbo ‘osare’ in forma riflessiva è tipico dei piemontesi e deriva in tutta evidenza da “i m’ancalo nen”. Formalmente grammaticalmente scorretto in italiano, è ormai di utilizzo consolidato nella forma parlata. Espressione sicuramente utilissima per individuare la provenienza piemontese di qualcuno privo del tipico accento.

4. Fate furb!

Spesso utilizzato in forma scherzosa e simpatica, è sicuramente tra gli improperi più comuni da rivolgere all’interlocutore, in particolare quando questi si trovi a dire qualcosa di completamente assurdo. Non è raro che tale espressione venga rafforzata dall’aggiunta di qualche “nòm” (insulti) come “fòl”, “beté”.

5. Bòja fàuss!

È la più classica delle imprecazioni piemontesi, ma nondimeno non può essere considerata né una bestemmia né un turpiloquio. Può esprimere tanto la propria rabbia ed il proprio disappunto, quanto la propria sorpresa.

Eccoci alla fine di questo episodio! Non vedo l’ora di insegnarti più parole nella nostra amata lingua 🙂 e ricorda, i dialetti sono una tradizione che dobbiamo preservare.

– Alla prossima, With Love!
Stefano di Esclamazioni in Piedmontese