3 Percorsi artistici tra le Langhe che devi assolutamente fare

Ammettiamolo: in tanti abbiamo riscoperto il ladro gentiluomo Lupin con la nuova serie di Netflix.
Il protagonista, interpretato dal talentuoso Omar Sy, prende ispirazione proprio da questo ladro di fantasia per scoprire una verità celata grazie a metodi e tranelli davvero ingegnosi, per non parlare dei suoi travestimenti, davvero invidiabili e camaleontici!

Non voglio spoilerarti nulla, ma guardando la serie mi sono chiesta se Lupin sarebbe riuscito a compiere un suo furto dal tocco scaltro e magico proprio nelle colline monferrine. Molto probabilmente mi avrebbe sorpreso, ma in questo caso la missione sarebbe stata ardua perché queste opere d’arte sono incastonate nella natura: portarsi via un intero appezzamento di terra – adornata – è possibile?

Se questi musei a cielo aperto hanno fatto centro nel cuore di Lupin, so che possono interessare anche un buon intenditore come te. Andiamo a scoprirli insieme!

  • Le panchine giganti di Chris Bagle

Dall’idea del designer americano Chris Bagle nel 2009 è stata costruita a Clavesana la prima panchina gigante. Colorata e fuori scala è il posto perfetto per sentirsi di nuovo bambini e ammirare il panorama delle Langhe. Le panchine giganti negli anni si sono diffuse nel territorio e sono diventate un vero e proprio progetto no profit: il Big Bench Community Project sostiene, infatti, il turismo locale e le eccellenze artigiane del Piemonte. Chris Bagle ha saputo trasformare un oggetto quotidiano in una vera e propria opera d’arte, capace di fondersi con il territorio che la ospita e di offrire momenti di serenità e spensieratezza a tutti i visitatori. Viene voglia di organizzare una caccia al tesoro per scoprire tutte le Panchine Giganti presenti in Piemonte.
Grazie alle panchine giganti puoi sederti due metri da terra e ammirare paesaggi mozzafiato.
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Non devi assolutamente perderti la Panchina Gigante all’interno del Art Park La Court. Tra le vigne che si diramano nella collina del borgo di Castelnuovo Calcea, si trova un percorso fiabesco costellato di opere d’arte di artisti italiani e di fama internazionale. I percorsi sono visitabili liberamente e sono dedicati ai quattro elementi del fuoco, acqua, terra e aria.

Vicino alla prima panchina gigante costruita a Clavesana, si trova un borgo davvero pittoresco caratterizzato da una curiosa architettura: Dogliani. Seppur piccolo, è così ricco di storia da essere considerato come la capitale delle Langhe.
La tradizione vitivinicola del luogo trova massima espressione nel vitigno Dolcetto, presente in queste terre dal 1593: il suo nome indica la polpa densa e dolciastra dell’uva. Cristina e Alfonso di Ca Mamai coltivano con estrema attenzione questo vitigno, avendo cura di potare manualmente la vigna e di seguire la vinificazione tradizionale per ottenere un prodotto finale di pregio.
Un vino ottimo a tutto pasto che sprigiona un profumo di fiori e frutta fresca e un sapore secco e mandorlato.

  • La cappella del Barolo a La Morra

Se tra i vigneti a La Morra scorgi una cappelletta super colorata hai trovato una delle opere di wall painting di David Tremlett: la cappella del Barolo. Grazie alla famiglia Ceretto nel 1999 la cappella è stata ristrutturata e decorata: David Tremlett si è occupato degli interni, mentre l’artista Sol LeWitt degli esterni. Colori brillanti e forme geometriche comunicano gioia e serenità, e attirano più di centomila turisti all’anno da ogni parte del mondo.
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Proprio qui a La Morra, uno degli undici comuni dove viene prodotto il Barolo, troviamo anche un’opera d’arte vitivinicola, la cantina San Biagio, della famiglia Roggero: la superficie di 80 ettari di terreno della famiglia, fa parte delle Grandi Vigne del Barolo.
Dal cuore di questa collina vengono raccolte le uva tra gli storici vitigni di Nebbiolo per produrre il Barolo Bricco San Biagio. Un vino che colpisce per la sua complessità gustativa, per le sue note speziate e balsamiche e il piacevole retrogusto di liquirizia e goudron.

  • Il museo a cielo aperto di Camo

Nel borgo di Camo, una frazione di Santo Stefano Belbo, ci sono più opere d’arte che abitanti! Dipinti, sculture, affreschi, creati dal 2013 ad oggi aspettano solo di essere scoperti. Armati di macchina fotografica ed esplora il museo a cielo aperto di Camo: potrai goderti gratuitamente moltissime opere d’arte insieme agli scorci più suggestivi delle Langhe.
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Se prima abbiamo fatto un brindisi alla Cappella del Barolo con il Barolo Bricco San Biagio, per concludere il nostro cammino alla ricerca di opere d’arte perfettamente immerse tra la natura, ci godiamo un bicchiere di buon Barbaresco. Per le occasioni migliori scelgo il Montersino di San Biagio. Ma quale differenza esiste tra il Barolo e il Barbaresco? Entrambi sono ricavati dal vitigno a bacca nera, ossia il Nebbiolo, coltivato unicamente nel Basso Piemonte. La differenza sono i comuni specifici da cui si possono ricavare queste due differenti tipologie di vino: sono 11 i comuni a cui è concessa la DOCG per il Barolo, mentre, sono solo 4 quelli per il Barbaresco.

Il vitigno Nebbiolo cambia radicalmente in base al terreno in cui si trova: avendo delle radici molto lunghe (arrivano a toccare i 7 metri di lunghezza), trattiene con sé le specifiche caratteristiche di ogni strato di terreno. 
L’area in cui viene coltivato il Barolo dona alla bottiglia struttura, longevità, ricchezza e grande armonia. Il Barbaresco dà origine a vini pieni, decisi, vellutati, morbidi e piacevolmente tannici. 

Quale di questi musei a cielo aperto ti è piaciuto di più?

– Alla prossima, With love!
Laura