Asti: dove il vino diventa arte

Se dico vino, punto di eccellenza nel panorama enologico italiano non può che essere la città di Asti. Infatti, le colline delle Langhe e del Monferrato sono fitte di vigneti mono vigna, particolari terreni e variegate condizioni metereologiche che conferiscono fragranze e aromi differenti ad ogni bottiglia di vino prodotta.

Per di più Asti vanta il più vasto patrimonio architettonico basso-medievale della regione e, in passato, era conosciuta come la città delle cento torri. Ma per quale ragione? 

Asti fu edificata dai Romani con il nome di Hasta durante il II secolo a.C. Il territorio è stato poi sede del ducato longobardo di Asti e durante il Medioevo è stato un importante centro di scambi commerciali e bancari.

Ast (così chiamata in piemontese) presenta il più vasto patrimonio architettonico basso-medievale della regione, a memoria di quello che fu il più potente comune piemontese. Un palazzo medievale è proprio la prima tappa del nostro giro: Palazzo Catena. Secondo la tradizione in questo palazzo abitava Iginia d’Asti, protagonista dell’omonima tragedia dello scrittore piemontese Silvio Pellico, e il suo fantasma si dice si aggiri ancora tra le stanze del palazzo. Un palazzo infestato da fantasmi… ottimo per cominciare. 

L’iconico Palio di Asti

Percorrendo via XX Settembre ci troveremo di fronte a Torre Guttuari che risale alla prima metà del XIII secolo. Anche qui abbiamo una leggenda (noi piemontesi non ce le facciamo mai mancare): nel 1304 il partito guelfo capeggiato dalla famiglia Solaro, rientrato in Asti con i favori del popolo, sconfisse e cacciò il consorzio ghibellino dei De Castello. Per rappresaglia i guelfi demolirono tutte le abitazioni, appartenenti alla famiglia Guttuari (che era a capo del partito ghibellino), tra le quali anche questa torre di cui rimase solo il basamento. Si dovrà aspettare il XIX secolo per la costruzione della parte superiore e del coronamento merlato.

La vera star tra le torri astigiane però è la Torre Cometina, conosciuta anche come Torre di San Bernardino, che svetta nella centrale Piazza Roma con i suoi 38 metri. E con questa altezza guadagna il primato di torre più alta addirittura in tutto il Piemonte. La Torre Cometina fu usata anche per diversi secoli come postazione di comando per la corsa del Palio, una famosa tradizione di questa città.

Lasciando la piazza giriamo a sinistra e godiamoci il percorso del sontuoso Corso Alfieri, la via astigiana dello shopping, coronata da magnifiche abitazioni tra cui Palazzo Mazzetti in stile barocco, sede della pinacoteca, e ovviamente Palazzo Alfieri (siamo nella sua via, no?) dove nacque nel 1749 Vittorio Alfieri, il famosissimo drammaturgo, poeta e scrittore piemontese.

Palazzo Alfieri

Se non sei ancora convinto che Asti sia la città d’eccellenza del panorama enologico italiano, bé, sappi che nell’Astigiano è nata la prima strada del Vino Piemontese. Si tratta della Strada Astesana, nata nel 1999, attraversa ben 52 comuni della provincia di Asti e delle Langhe!

A questo punto non ti resta che entrare nel pieno dell’atmosfera astigiana pensando a cosa degustare… e bere! Non c’è dubbio, lo spumante aromatico e fragrante per eccellenza, sarà la tua scelta: l’Asti secco DOC Sarunè, con note di agrumi e sentori di fiori di sambuco. In bocca è secco, morbido ed equilibrato, con un finale lungo e sapido. Insomma, imperdibile (poi mi ringrazierai). Pensa che i grappoli d’uva del Sarunè sono stati selezionati in vigneti di eccellenza scelti per esposizione e tipologia dei terreni poiché conferiscono al frutto particolare aromaticità e acidità.

L’Asti Secco DOC prende vita dalle mani esperte di Cantina Toso, sapiente produttrice da cinque generazioni di Moscato d’Asti, e di uno scrupoloso lavoro in vigna, che ha permesso di selezionare e raccogliere a mano un’uva di moscato bianco con il giusto grado di maturazione, senza l’aggiunta di solfiti e conservanti. I vigneti sono stati piantati per ottenere la giusta esposizione al sole, una ventilazione costante e una giusta escursione termica. 

Il nome “Sarunè”, termine piemontese che indica chi costruiva i carri e li utilizzava nel trasporto delle botti, è stato scelto poiché richiama il soprannome di Pietro Toso, seconda generazione della famiglia tuttora alla guida della cantina: Pietro du Sarun. Questo Moscato tra l’altro è ottimale per accompagnare aperitivi e antipasti, io ti consiglierei la morbidezza di un formaggio come il Fior di Tiglio, arricchito dalla dolcezza del miele di tiglio, e la delicatezza di un salame a grana fine come il Bengalino, fatto con carne di maiale stagionata.

– Alla prossima, With Love!
Elena